Il fulcro difensivo tedesco era l'abitato di Cassino — che controllava l'accesso alla valle del Liri — e l'abbazia sul Monte Cassino, dalla quale i difensori osservavano i movimenti alleati. La lotta degenerò in una guerra di posizione paragonabile alle trincee della prima guerra mondiale.
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Cassino dopo i bombardamenti del 1944.

Il bombardamento del maggio 1944 (Peter McIntyre, 1944).

Il Polish War Cemetery ai piedi dell'abbazia.
Contesto strategico

Dopo lo sbarco a Salerno, la 5ª Armata statunitense del generale Mark Clark avanzò verso Roma incontrando la linea Gustav, fortificata dalla 10ª Armata tedesca del generale Heinrich von Vietinghoff.
La valle del Liri era considerata la via preferenziale per colonne meccanizzate verso la capitale; Cassino e Montecassino ne controllavano l'accesso, rendendo la zona obiettivo prioritario per entrambi i belligeranti.
Fasi principali

I primi assalti (gennaio–febbraio 1944) non sfondarono le difese. Il bombardamento dell'abbazia del 15 febbraio 1944 suscitò ampio dibattito politico e morale, senza spezzare immediatamente la resistenza tedesca.
Dopo ulteriori offensive e un difficile inverno, a metà maggio 1944 l'operazione Diadem congiunse l'avanzata dalla costa tirrenica con la testa di ponte di Anzio, spezzando la linea Gustav.
Conseguenze

Le forze alleate aprirono la strada verso Roma; il feldmaresciallo Albert Kesselring ordinò la ritirata sulla linea Gotica. Cassino fu quasi completamente distrutta; l'abbazia fu ricostruita nel dopoguerra.
Cimiteri militari e musei memoriali (come l'Historiale di Cassino) conservano la memoria dei caduti di diverse nazionalità.